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Contributo per:

Elena Mariani

Ricordo Che

Che rideva sempre prima ancora che la battuta arrivasse al punto giusto.

Che ordinava il caffè “leggero ma bollente” e non era mai né leggero né bollente.

Che ripiegava i maglioni come se fossero pagine di un libro.

Che camminava veloce anche quando non aveva fretta, perché “se rallento penso troppo”.

Che aveva quella borsa rossa che non abbandonava mai, anche quando non ci stava più niente.

Che ascoltava più di quanto parlava, ma quando parlava sistemava tutto.

Che dormiva sempre sul fianco sinistro.

Avventura

Era l’estate in cui decidemmo, senza un motivo preciso, di andare “a vedere il mare dall’alto”. Così disse Elena mentre piegava una mappa mezza strappata che non serviva a nulla. Partimmo in macchina verso la Liguria, senza prenotazioni né orari. La nostra unica certezza era che a un certo punto avremmo trovato una scogliera da cui guardare il tramonto. Arrivammo tardi, dopo una serie infinita di curve e soste inutili. Ma a un certo punto, dopo un parcheggio improvvisato e una scalinata ripidissima, ci ritrovammo davanti a un punto panoramico quasi deserto. Le barche sembravano puntini, il mare scurissimo, e noi due sedute su un muretto a dividere un panino secco. Elena disse: “Siamo venute fin qui solo per questo?” E poi, cinque secondi dopo, sorrise: “Sì. Certo che sì.” È stata una delle rare volte in cui l’ho vista davvero fermarsi.

Aneddoto divertente

Una volta, a una cena tra amici, Elena arrivò con una torta che sembrava uscita da una rivista. Tutti le fecero i complimenti. Lei sorrise, accettò le lodi, si sedette e poi mi sussurrò all’orecchio: “Guarda che è del supermercato. Io ho solo tolto la scatola e sporcato la cucina per non farmi scoprire”. A metà serata qualcuno disse che era buonissima e che voleva la ricetta. Elena, senza battere ciglio, iniziò a inventare ingredienti, tempi di cottura, varianti, fino a descrivere una crema “che diventa lucida solo se ti avvicini e le parli gentilmente”. Nessuno capì che stava improvvisando tutto. La mattina dopo mi mandò un messaggio: “Spero non provino mai a rifarla, o crolla tutta la mia reputazione culinaria”.

Storia che tutti devono conoscere

C’era una cosa che Elena non diceva quasi mai, ma che tutti quelli che la conoscevano a fondo capivano subito: non sopportava vedere qualcuno escluso. Una volta, durante una gita scolastica in cui ero accompagnatrice, la incontrai per caso in un bar. Stava parlando con un adolescente seduto da solo, un ragazzo che gli altri compagni evitavano perché “strano”. Elena non lo conosceva affatto, ma gli aveva chiesto se avesse già mangiato, poi stava ascoltando il suo discorso sulla fotografia come se fosse la cosa più interessante del mondo. Più tardi mi disse semplicemente: “È che certe persone hanno bisogno solo di un piccolo spazio per dire chi sono”. Non lo raccontava mai, non si vantava, non cercava riconoscimento. Ma era così: istintiva nel fare posto agli altri.

Questa è la cosa più vera che posso dire di lei.

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