
VISIONE
Una parte della nostra storia è custodita dagli altri
Ci sono cose di noi che ricordano soltanto altre persone.
Una frase che dicevamo sempre. Un viaggio fatto insieme. Una giornata di lavoro. Un’abitudine. Una paura. Una risata. Una Pasqua del 1976. Un episodio apparentemente insignificante che, per qualcuno, ci racconta perfettamente.
Una vita non esiste soltanto nei grandi avvenimenti che la compongono. Esiste anche in ciò che è accaduto tra le persone.
È da qui che nasce Signs.
Non dal bisogno di raccontare una vita intera, ma dal desiderio di non perdere i frammenti che gli altri custodiscono di noi.
Su Signs raccontiamo gli altri
Sono sguardi parziali. Ed è proprio questo il loro valore.
Nessuno guarda la propria vita dallo stesso punto da cui la guardano gli altri.
Un figlio conosce qualcosa di sua madre che i colleghi non conoscono. Un amico ricorda un’avventura che la famiglia non ha mai sentito raccontare. Un vicino conserva un gesto, una frase, un’abitudine.
Non per dire chi fosse una volta per tutte, ma per custodire qualcosa che di quella persona conosci, ricordi o hai vissuto.
Se la persona è ancora in vita, può essere raccontata su Signs se sa che qualcuno vuole raccontarla e accetta di essere raccontata.
Su Signs non racconti te stesso. Racconti qualcuno che fa parte della tua vita o dei tuoi ricordi.
Perché una parte della nostra storia è inevitabilmente affidata agli altri.
Una storia, non una vita
Signs non chiede di scrivere biografie.
Chiede di salvare frammenti.
Può essere una frase di poche parole oppure il racconto di una giornata lontana. Non deve spiegare una persona. Deve custodire qualcosa di lei.
Un frammento alla volta, una persona prende forma.
Molti sguardi sulla stessa persona
A volte rimarrà una storia sola. Ed è già abbastanza.
Altre volte qualcuno la leggerà e ricorderà qualcos’altro. Un fratello aggiungerà il proprio ricordo. Un’amica racconterà un episodio diverso. Un collega mostrerà un altro lato della stessa persona.
Quando questo accade, può nascere un Ritratto Collettivo: non una biografia definitiva, ma una persona raccontata attraverso gli occhi di chi l’ha conosciuta.
Si affiancano.
Nessuna voce sostituisce le altre.
Perché una persona non è una storia sola.
Ogni storia è accaduta da qualche parte
Una casa. Una strada. Una scuola. Un bar. Una panchina. Un sentiero. Anche un pollaio.
Ogni esperienza ha avuto un luogo. Per questo su Signs ogni Segno è legato al posto in cui ciò che racconta è accaduto. Così, in quel luogo, diventa possibile incontrare ciò che vi è successo.
Una piazza continua a essere una piazza.
Ma può essere anche il posto in cui due persone si sono conosciute.
Una casa continua a essere una casa.
Ma qualcuno può ricordare ciò che accadeva nella sua cucina.
Una strada continua a essere una strada.
Ma può custodire l’avventura che qualcuno racconta ancora cinquant’anni dopo.
Un’altra geografia
Quando queste storie si depositano sulla mappa, appare una geografia
che normalmente non possiamo vedere.
Non quella dei monumenti.
Non quella delle cose da visitare.
Quella delle vite che hanno attraversato i luoghi.
può ritrovarle.
Chi ha conosciuto quelle persone
può scoprirle.
Chi viene dopo
può incontrarle.
Chi arriva senza averle mai conosciute
Così un luogo non racconta soltanto che cosa c’è.
Comincia a raccontare chi c’è stato.
PERCHÉ RACCONTARE
Molte delle esperienze che compongono una vita non entreranno in un archivio, in un libro o nella Storia. E non devono farlo. Ma questo non significa che non abbiano valore.
Finché qualcuno le ricorda, esistono nella memoria di una persona. Quando vengono raccontate, possono essere incontrate anche da qualcun altro.
Un’esperienza vissuta da qualcuno può diventare, attraverso il racconto, un’esperienza incontrata da qualcun altro.
È QUESTO CHE SIGNS PROVA A RENDERE POSSIBILE
Non tutte le esperienze entrano nella Storia.
Ma tutte possono lasciare un segno.